Anguillara
Ad Anguillara giungo intorno alle undici del ventisei settembre del duemila e uno. Parcheggio e mi infilo nel borgo antico, fatto di case che ne hanno vista di gente e di vicoli stretti e colori di terra e licheni.
La viuzza che costeggia le acque, fa da perimetro al paese. Alla fine c'è una casa alta, imperiosa. Chissà che vista da lassù.
Da qui il lago, che pure è a poche decine di metri, sembra distante. Torno sui miei passi e mi colpiscono le tante madonnine incassate nei muri, che prima aveva ignorato.
Ma non mangio nulla da ieri sera e comincio a sentire i morsi della fame. Devo trovare un bar. Così torno verso la mini.
Di fronte l'ingresso del borgo c'è un caffè che prima non avevo visto.
Entro.
È tarda mattinata. Prendo un tramezzino e un bicchiere di cola.
L'avventore parla con un rappresentante di cioccolatini. Poi ne acquista alcuni cartoni. Sono contento: l'uomo comunicava un disperato bisogno di vendere qualcosa.
Esco, prendo la macchina e riparto in direzione Bracciano. Basta una curva e gli orizzonti mi si allargano all'improvviso.
Il lago appare come irreale. Non so se fermarmi subito o andare oltre.
Continuo per qualche centinaio di metri, poi finalmente mi fermo attratto da una famigliola di cigni che nuota tranquilla. Sono animali bellissimi e fieri.
Mi avvicino alla riva e scatto qualche foto. C'è anche un ragazzo che gioca col suo pastore tedesco.
Respiro a lungo l'aria indefinibile del lago.
Il tempo qui scorre lentamente e dopo qualche minuto sei già sazio e puoi andare altrove.
Il paese, a guardarlo da qui, è veramente suggestivo. Gli vado incontro.
Sul lungolago i turisti parlano con accenti perlopiù campani e abruzzesi.
Li ascolto dal pontile che, infilato nel lago come un ago, mi sospende sui verdi oliva e petrolio del fondo algoso.
È bello qui.
Dall'acqua emergono alcuni pali, legati con corde robuste. Non so se servano a tenere ferme le barche. Ma certo un senso devono averlo. Da queste parti non ci si può permettere manufatti inutili. Purtroppo non c'è nessuno a cui chiedere. Mi resterà il dubbio.
Resto ancora un po' a respirare a pieni polmoni, poi decido che è ora di andare a Trevignano.